Porgy and Bess: la prima opera autenticamente americana

“La grande musica del passato”, scrisse George Gershwin all’epoca in cui lavorava a Porgy and Bess, “… è sempre stata costruita sulla musica folk. Questa è la più forte fonte di fecondità musicale… Considero il jazz come musica folk americana, non l’unica, ma una musica bellissima che è nel sangue e nel sentimento del popolo americano”.

Gershwin era all’apice della sua folgorante carriera quando decise di scrivere un’opera che voleva totalmente “americana”. E una musica americana, come già aveva suggerito Dvořák quando fu chiamato nel 1892 a dirigere il Conservatorio di New York, non poteva che attingere alla musica dei neri: a quel nuovo linguaggio del jazz, del ragtime, del blues, degli spiritual, che da New Orleans, dove aveva preso forma alla fine dell’Ottocento, si stava diffondendo proprio in quegli anni nelle metropoli americane. Quando, nel 1926, lesse il romanzo Porgy di DuBose Heyward (poi trasposto in forma teatrale) decise che la vicenda di questo mendicante storpio che vuole sottrarre Bess, di cui è innamorato, all’amore possessivo di Crown, sarebbe diventata la “sua” opera:

«Nessun’altra storia avrebbe potuto essere più adatta per la forma impegnata che io volevo»

DuBose realizzò il libretto e il fratello di George, Ira, scrisse i testi di alcuni song. Ma se il jazz era totalmente nelle sue corde, ben altro era interpretare la melopea nera, e per di più con un libretto mediocre in cui i personaggi sono stereotipizzati: Bess è una specie di Lucia manzoniana, trascinata dagli eventi che non tenta neppure di provare a indirizzare; Porgy, lo storpio, vuole quello che non può ottenere perché quell’amore è destinato a finire male; Crown è un rozzo delinquente, protettore di Bess, destinato alla fine peggiore; e Sportin’ Life è subdolo, malvagio, laido, e sembra pure averla vinta sui sentimenti.

L’apparizione sulla scena di questa opera-folk gettò nello sconcerto gli ambienti intellettuali: ci fu chi vide la consacrazione di un autore genuinamente americano che incarnava genialmente il mito del “self-made man”; e chi ne stigmatizzò i luoghi comuni, la presunzione di parlare fermandosi alla superficie di una realtà che non era la sua, e di affidare un intero cast a cantanti di colore.

E poi ci fu anche chi demolì tutto quello che poteva sminuire, con la spocchia di rifiutare di riconoscere la novità spiazzante, soprattutto perché era troppo facile riconoscere e memorizzare i temi gershwiniani; come “Summertime”, la ninna-nanna che è la canzone più incisa, più rielaborata e più arrangiata del Novecento, di una purezza tale da poter essere scambiata il più delle volte per hit leggera o jazz, e che pochi accostano invece alla lirica.

Che Gershwin fosse un compositore maturo e totalmente padrone delle voci, dell’orchestrazione e del pathos della linea narrativa, lo dimostra non solo la collana rilucente di liriche in forma chiusa e i recitativi suggestivi, ma anche la purezza dell’ispirazione e l’equilibrio nella tecnica. Ma non tutti lo capirono all’epoca, e infatti i grandi teatri americani e i templi della lirica non gli spalancarono affatto le porte, persino con scuse opposte: da un lato era scabroso portare in scena un’opera negra nell’America razzista, dall’altro era razzista Gershwin che li faceva parlare in un inglese storpiato e tipizzava i personaggi disegnati nel sottobosco nero più degradato nell’immaginario villaggio di Catfish Row.

E poi non era chiaro se fosse davvero opera lirica, un’operetta pretenziosa, un musical dilatato, uno spettacolo folk di canzoni e cori, teatro verista d’invenzione o cartolina illustrata in musica.

Al di là delle “etichette”, in Porgy and Bess ci sono pagine che continuano a essere eseguite dagli artisti più diversi e ad essere amate da tutti i tipi di pubblico, una su tutte Summertime. Il brano è divenuto uno tra i più popolari standard jazz, interpretato da un gran numero di artisti, sia in chiave jazz sia in chiave rock. Tra le incisioni più note, restano indimenticabili quelle di Billie Holiday, Louis Armstrong, Ella Fitzgerald, Miles Davis e Janis Joplin.

La prima dell’opera avvenne a Boston il 30 settembre 1935, George Gershwin morì solo due anni dopo: l’11 luglio 1937, ad appena 39 anni.

Il giorno della morte, da Roma era arrivata la nomina ad Accademico di Santa Cecilia.

Fonti:

  • “Gershwin e i suoni del jazz” di Charles Edward Smith
  • “Porgy & Bess, l’opera nera non politicamente corretta” di Marco Patricelli

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