Scuola di Musica “Corrado Abriani” – Domande e Risposte

L’articolo “Filo Diretto” è dedicato alla Scuola di Musica “Corrado Abriani”, nostra fonte primaria di nuove leve e fiore all’occhiello della Banda; con “L’educazione musicale nelle Scuole Elementari” si passa poi a descrivere l’attività didattica svolta dai nostri insegnanti nelle scuole elementari di Abbiategrasso e dintorni, sottolineando che sono proprio tali istituti a richiedere la Nostra presenza tra i bambini. Infine con “La Banda: Sensazioni ed Emozioni” presentiamo una nuovo progetto che coinvolge ancor di più i bambini delle scuole elementari, dando a loro l’opportunita di descrivere la Banda con i loro occhi.

FILO DIRETTO

Per poter soddisfare la curiosità, ma anche sciogliere i dubbi di molti genitori riguardo lo studio della musica in banda, la Filarmonica ha rivolto alcune semplici domande a due più che collaudati insegnanti della Scuola di Musica Corrado Abriani, i signori Broglio e Magistrelli.

Perché incoraggiare i più giovani a suonare in un organico di tipo bandistico?
M.: Anzitutto perché suonare è bello e dà grandi soddisfazioni, poi perché dal lato umano l’insieme bandistico permette ai giovani di confrontarsi con persone accomunate dalla musica ma di diversissime fasce di età in un ambiente sano ed educativo. Inoltre si tramanda una grande tradizione che nel caso della Filarmonica dura da quasi due secoli, cioè da quando sono nate le bande come le intendiamo oggi.
B.: Perché con un impegno, anche economico, medio, ci si può avvicinare alla musica che, ricordiamo,è una forma d’arte che arricchisce umanamente chi suona e, a seconda del contesto, stimola la riflessione introspettiva.
Che difficoltà si possono incontrare nello studio della musica? Ci sono strumenti più facili o difficili da imparare a suonare?
M.: La difficoltà maggiore sta nella costanza: nello studio della musica i risultati si ottengono poco per volta, dando qualcosa ogni giorno. A parte le percussioni, gli strumenti bandistici sono tutti a fiato ed emettere un bel suono non è così immediato come premere i tasti di un pianoforte o, facendo un paragone con un’altra passione dei giovani, come dare calci ad un pallone che si muove subito, ripeto, ci vuole costanza e pazienza e la massima fiducia nell’insegnante poiché l’insegnante capisce le difficoltà di ogni allievo.
B.: L’unica vera difficoltà è l’inizio, solo con impegno costante si superano le piccole delusioni che il ragazzino può interpretare in un risultato non immediato; si consideri però che quando si studiano le materie scolastiche si è già capaci di leggere e contare, mentre la teoria musicale è all’inizio una novità assoluta, ma basta qualche ora di buona volontà per riuscire a fare i primi passi. è inoltre fondamentale che l’allievo si fidi dell’insegnante e non si scoraggi.
M.: Altri piccoli e temporanei problemi possono essere dovuti all’età: un bambino di nove anni di statura minuta farà comprensibilmente fatica a reggere un basso, o avrà forse le dita ancora un po’ corte per altri strumenti, ma è soggettivo e dovuto alla crescita, non alla difficoltà dello strumento in sé.
C'è un'età indicata per affrontare lo studio della musica?
M.: Per come si insegna la musica in banda ed in conservatorio l’ età migliore è dopo i nove anni, per motivi di apprendimento della lettura e suddivisione della musica scritta e di prestanza fisica per quanto riguarda lo sforzo richiesto all’inizio.
B.: Si può imparare a qualsiasi età, salvo limiti fisici, dai nove anni in poi però ci sono meno problemi di studio poiché la scrittura musicale è fatta di frazioni, che a scuola si studiano a quella età.
Dopo quanto tempo si entra effettivamente in organico?
B.: Il corso di studio dura tre anni, ma non va inteso come periodo minimo prima di poter iniziare a suonare in banda, ma come corso impostato su tre livelli di studio e di preparazione; saranno poi gli insegnanti a proporre agli allievi e al direttore l’ingresso in organico quando ritenuto opportuno.
M.: L’entrata ufficiale in organico non è legata alla durata del corso, ci sono vari esempi di allievi particolarmente studiosi che dopo un anno e mezzo cominciano a suonare per i primi servizi. Dipende dalla volontà e dall’impegno nello studio.
Quali soddisfazioni può dare la banda?
B.: Mi rifaccio in parte alla prima risposta: si fa parte di un ambiente sano e ci si confronta tra generazioni, si ha una marcia in più rispetto a chi ha altri interessi, e magari l’opportunità di qualche viaggio.
M.: E’ una passione che a differenza degli sport si può conservare per tutta la vita, ogni concerto, ogni servizio è un’esperienza sempre nuova,; in più per chi lo vuole, c’è la possibilità di costruire un programma di studio propedeutico al conservatorio.
B.: Oltre alle soddisfazioni musicali ci sono poi vari esempi di persone che si sono incontrate in banda per i più disparati motivi e sono diventati amici, colleghi di lavoro, o addirittura si sono sposati. Il mio è un parere di parte, ma la mia impressione è che chi suona sviluppa anche una maggiore sensibilità umana.
M.: E’ la dimostrazione che la musica è il linguaggio universale, conosciamo gente che, dovendo trasferirsi all’estero per lavoro, partiva con la valigia e lo strumento, e ancora abbiamo accolto amici giunti da altre parti d’Italia e che grazie alla passione per la musica hanno avuto maggiori opportunità di incontri e quindi di sentirsi parte della banda e della cittadinanza.

L’EDUCAZIONE MUSICALE NELLE SCUOLE ELEMENTARI

Insegnare la musica significa soprattutto trasmettere competenze musicali. Educare alla musica vuol dire creare un rapporto tra la persona e la musica; scindere il linguaggio musicale in elementi semplici, capirne la grammatica, i generi musicali, la storia, i suoi elementi, il tutto per educare al piacere della musica. L’educazione musicale ha valore formativo soprattutto se condotta con lucidità e creatività sin dall’infanzia, ma viene troppo spesso considerata un passatempo rilassante da assegnare alle ore pomeridiane e quindi non impegnativa come le altre materie che dovrebbero portare ad una professionalità concreta. La musica è un linguaggio non verbale particolarmente gratificante e con ricchezza straordinaria di stimolazioni; diventa un mezzo di recupero e di sviluppo là dove l’intervento pedagogico normale, educativo e scolastico non è sufficiente a far emergere tutte le possibilità individuali. In tutti i momenti dell’esperienza uditivo-musicale, percezione, manipolazione, selezione, produzione e notazione c’è piena operatività del bambino. Il fare musica acquisisce tanto più senso quanto più riesce ad animare il singolo e il gruppo. La cosa che più piace ai ragazzi è suonare in gruppo: sviluppano la motricità fine con l’uso delle piastre sonore, memorizzano, imparano a controllare il suono del proprio strumento per far sì che non suoni più forte di quello del compagno e che il risultato finale sia un suono omogeneo senza squilibri sonori; acquisiscono la capacità di ascolto rispetto a quello che suonano gli altri. I metodi contemporanei per l’insegnamento della musica, suonata e cantata, si basano soprattutto sui criteri per sviluppare in modo creativo le capacità linguistiche e logico-matematiche. Nella musica non ci sono parole, per cui è arduo in musica identificare tratti che significano qualcosa: la musica quindi sollecita il pensiero e muove sentimenti e comportamenti attraverso canali non linguistici. Infine, la scoperta del linguaggio musicale sarà mezzo per poter ascoltare ciò che solitamente viene considerato “difficile”, cioè i grandi capolavori.

LA BANDA: SENSAZIONI ED EMOZIONI

I nostri sostenitori e simpatizzanti certamente conosceranno l’impegno con cui da anni la Filarmonica si occupa dell’insegnamento della musica nelle scuole elementari. Siamo infatti impegnati con successo in diversi istituti tra cui: Aldo Moro, Fratelli di Dio, Figli di Betlem, Serafino dell’Uomo ad Abbiategrasso, nonchè elementari di Ozzero e Morimondo.